NEW GUEST PROJECT #4 – Musica per la radio | Jonathan Frigeri
NEW GUEST PROJECT ospita progetti che RAMradioartemobile ha ritenuto affini alle sue tematiche. Propone quindi di volta in volta un focus su ricerche di artisti, musicisti e sound artists in base a uno scambio.
NEW GUEST PROJECT #4 – Musica per la radio | Jonathan Frigeri:
Nella trasmissione radiofonica, la musica si presenta in una forma pura, priva di elementi visivi e spettacoli tipici dei concerti dal vivo.
La musica frammentata si fonde con la trama della nostra vita di tutti i giorni, e tende ad accompagnare, piuttosto che a sostituire, le attività del quotidiano.
La musica alla radio è da background e deve sostenere una struttura già esistente e lasciare spazio alla discussione, ad altri suoni, ad altri eventi sonori. Una musica da abbigliamento che non sia invasiva e che permetta ad altre cose di esistere.
Bisogna pensare alla radio non solo come un mezzo, ma bensì come uno strumento a se, e pensare profondamente come una musica specifica per questo strumento possa esistere.
È stato e rimane necessario di vedere la radio non solo come media ma anche come arte. La radio art è discordante con la radio e la musica nelle loro rispettive percezioni tradizionali. In particolare la musica, nelle sua diffusione tradizionale non si adatta efficientemente al supporto radiofonico.
Per esempio nell’ascolto radiofonico della musica, il concetto di inizio e fine è trascurabile, in quando l’ ascoltatore può connettersi nel bel mezzo della composizione. Questi parametri sono da tenere in considerazione per la creazione della musica per la radio. Il concetto stesso della radio comprende l’idea di un luogo dell’ascolto, che è differente dal luogo di diffusione. Questo principio, di non avere un luogo preciso, ma tanti luoghi indeterminati implica di non avere una fine inequivocabile e delle manifestazioni determinate, in quanto ogni ascoltatore sente una diversa opera e ne crea la sua versione finale a partire da una intelaiatura di possibilità.
Il luogo dell’arte radiofonica è dunque il luogo in cui la si ascolta, introducendo quindi l’idea dell’opera aperta che significa quindi non costruire risultati acustici finali. Oltre questo concetto di dissoluzione dei tradizionali concetti di opera d’arte compiuta o chiusa, lo spazio radiofonico fa coabitare due infiniti che oscillano tra l’infinito del sistema nervoso umano e il vasto deep space. Questa caratteristica è tipica dell’immaginario wireless, in cui il materiale radio non è composto dal solo suono ma bensì da questo luogo intermedio, tra il qui e il là.
Lo spazio radiofonico prende forma nell’immaginazione dell’ascoltatore o nell’immaginario condiviso di tutti gli ascoltatori, e non è legato a una posizione geografica o architettonica specifica. Ha la capacità di creare la sua propria dimensione temporale. Questo spazio non-reale della radio coesiste nella mia cucina e nella mia auto, ma anche nelle case di individui sconosciuti.
La musica trasmessa per radio non è sotto il nostro diretto controllo; possiamo solamente decidere se ascoltarla o meno. In questo contesto, l’atto di ascoltare resta in gran parte un evento il cui programma è completamente al di fuori del nostro controllo. È la musica stessa che ci raggiunge, non siamo noi a cercare attivamente la musica.
La diffusione radio comporta dei parametri a lei unici:
– Non è legata ad un supporto materiale: attraverso la radio può giungere ogni possibile suono
– Diffusione in tempo di reale, in simultanea alla sua esecuzione
– L’ assenza di un luogo unico e preciso di ascolto, ma piuttosto tanti luoghi indeterminati
– La radio entra nell’intimità degli ascoltatori
– Ascolto distratto e casuale: bisogno conquistare l’attenzione in un ambiente domestico in cui sono meno forti i vincoli di ascolto sociali dell’ascolto e al silenzio.
– La concorrenza di altre conversazioni nello spazio intimo
- Un concetto interrotto della linearità del tempo
– Il luogo da cui proviene la musica è diverso da quello in cui viene ascoltata
- La radio è sfondo non primo piano
- L’ altoparlante diverso per ogni luogo d’ascolto e spesso mono e di mediocre qualità
– Un ascolto di massa ma individuale
-L’incertezza di chi ascolta cosa e come
- La transizione nel deep space, quel luogo intermediario tra il qui e il lì
Le restrizioni hanno costantemente influenzato questo genere di arte in misura maggiore rispetto alle classiche cinque linee di spartito che hanno plasmato la composizione. Questa lista non è sicuramente esaustiva, ma crediamo che questi paradigmi debbano essere presi in considerazione durante la creazione di musica per la radio.
